Intervista: Marcel Baud
Foto: Patrick Lüthy
A gennaio sono stati avviati i primi cicli di formazione aggiornati per l’esame professionale nei settori riscaldamento, impianti sanitari e lattoneria. Perché si è sentita la necessità di revisionare completamente la formazione professionale superiore di suissetec?
CV: Era tempo di attualizzare i nove titoli di studio, l’ultima revisione risale infatti a diverso tempo fa: i vecchi esami professionali (EP) datano 2010 e gli esami professionali superiori (EPS) addirittura 2007. Nel frattempo abbiamo adeguato la formazione di base, estendendola da tre a quattro anni. Abbiamo anche dovuto integrare le nuove direttive della Segreteria di Stato SEFRI. Oggi, per esempio, ogni titolo deve essere dotato di un profilo di qualificazione che evidenzi le competenze operative. I regolamenti d’esame e le guide dovevano essere aggiornati sia nei contenuti che nella forma.
NJ: Allo stesso tempo, i cicli di formazione superiore sono stati raccordati alla formazione di base, già fortemente orientata alle competenze, per assicurare la continuità formativa.
Chi ha partecipato alla revisione?
CV: Nello specifico, i 70 membri circa dei cinque gruppi di lavoro, composti da rappresentanti di aziende attive nell’intero settore e da formatori. I rappresentanti delle imprese sono fondamentali perché conoscono di prima mano le esigenze del mondo del lavoro. Hanno partecipato anche tutti i fornitori, la commissione formazione, la direzione, il comitato centrale, la CGQ, i comitati settoriali, i capi periti, la SEFRI, l’UFE, l’UFAM e molti altri. Anche le sezioni potevano contribuire. Si è partiti creando una griglia delle competenze comune per tutte le qualifiche, che è servita da base ai gruppi di lavoro. Oltre a quattro sondaggi di settore, nel 2022 abbiamo poi svolto un’assemblea suissetec con i rappresentanti di tutti i principali gruppi di contatto. Qui sono state prese le principali decisioni guida.
Com’è possibile mantenere uno sguardo d’insieme con un progetto di questa portata?
CV: Fortunatamente ho esperienza nel campo della gestione dei progetti e nell’accompagnamento pedagogico di revisioni simili. La difficoltà non è stata tanto il coordinamento, quanto l’entità stessa del progetto. La SEFRI l’ha definito il più ampio progetto per la formazione professionale superiore mai svolto in Svizzera, in quanto ha interessato la rielaborazione contemporanea di nove titoli di studio. L’implementazione si è rivelata alla fine un po’ troppo ambiziosa e perciò si è deciso di procedere per tappe e introdurre prima gli EP e poi gli EPS rivisti.
Che vantaggi ha avuto questo approccio globale?
CV: Ci ha aiutato a estrapolare gli aspetti comuni e le differenze tra i diplomi, quindi tra gli esami dello stesso livello, distinguendo tra EP e EPS dello stesso settore. Nonostante il forte orientamento alle competenze delle specifiche qualifiche, siamo riusciti a definire dei moduli intersettoriali. Il programma sul management aziendale per gli EPS, ad esempio, è identico per tutti.
I certificati all’interno degli esami professionali sono una novità.
CV: I moduli professionali si concludono con un esame specifico. I nuovi certificati suissetec sono un modo pratico per offrire agli specialisti la possibilità di continuare a formarsi, senza dovere assolvere subito l’esame professionale. Se si desidera svolgere l’intero EP in un secondo momento, con i certificati vengono riconosciuti i moduli conclusi. La loro validità è di sei anni.
La revisione è una cosa, applicarla un’altra.
NJ: Abbiamo deciso di procedere per passi, usando un approccio pragmatico. I regolamenti d’esame e le guide ci sono serviti per definire la formazione quotidiana. Poi abbiamo sviluppato i contenuti in funzione delle competenze operative, adattandoli ai cicli di formazione e ai moduli. Abbiamo concepito nuovi materiali di studio e l’impostazione didattica. È stata un’opportunità per uniformare la didattica di tutti i settori e creare una struttura comune a tutti. L’implementazione in corso d’opera ha dato preziosi risultati che abbiamo potuto integrare nella formazione continua.
Anche tutto questo sembra un lavoro immenso.
NJ: In un progetto di formazione di tale entità è inevitabile ricorrere a un aiuto esterno. Abbiamo avuto la fortuna di poter contare sul contributo di molti collaboratori esterni, estremamente motivati e competenti. Soprattutto i nostri responsabili per i cicli di formazione dei settori hanno apprezzato l’eccellente collaborazione con i tutor «prestati» dall’industria. Solo grazie a queste risorse abbiamo potuto raggiungere il nostro obiettivo di orientare la formazione alla pratica e al futuro. Se vogliamo veicolare delle competenze operative, non possiamo fare a meno di queste risorse esterne.

